pensieri di dicembre
05-12-2007, 01:13contro la lingua italiana, lingue morte, telefoniaPermalink
A volte penso a quel che accadrà a questo sito, tra dieci o cento anni. Sono i classici pensieri di dicembre. Verrà qualcuno a leggere? Uno studioso del costume ci troverebbe pure qualcosa d’interessante. In effetti se avessimo i blog degli antichi Romani capiremmo un sacco di cose che in realtà non sappiamo.
Naturalmente occorre dare per scontate varie cose (tra cui, per dire, la sopravvivenza di internet e della civiltà occidentale), eppure mi capita, sul serio, di rileggere pezzi di blog fingendomi un antropologo del duemilatrecento. Di solito faccio il possibile per renderlo il più chiaro possibile anche a chi capita qui per caso, ma c’è un problema. Il solito problema. L’italiano.
È difficile pensare che nel 2300 ancora qualcuno lo parlerà. Certo, ci sarà qualcuno che lo studierà perché il corso di spagnolo aveva già completato le iscrizioni, ma saranno in pochi e concentreranno le loro ricerche su Alighieri e Buonarroti, difficile che si mettano a leggere i blog.
È un pensiero che sconsola. Grama generazione, la mia: siamo gli ultimi o i penultimi che scrivono in italiano, che senso ha farlo bene?
Questa lingua italiana che mi va stretta, questa lingua che pure è l’unico straccio che riesco a vestire decentemente, io la detesto come il secondino la prigione. Voi lettori potete andarvene, io no.
E insomma mi sono fregato con le mie mani, ho fatto della lingua il mio mestiere: passerò la vita a correggere le h al verbo avere, gli accenti sulla e, e cento altre ottuserie ortodattilografiche; nel frattempo vedrò lentamente svanire le già rare virgole, svaporare la sintassi; consapevole che tutta la fatica di correggervi i congiuntivi sarà comunque vana. Sono i pensieri di dicembre: tanto vale andarsene a letto.
Un ultimo viaggio nel tempo. Mentre provo a prender sonno mi assale una domanda: se l’italiano ha gli anni contati, quale sarà il suo ultimo respiro? L’ultima frase in lingua italiana, chi la scriverà? E cosa vorrà dire?
Sarà una frase sgrammaticata e insulsa, eppure necessaria. C’entrerà in qualche modo un passato da liquidare. Un passaggio di proprietà, perché no.
Potrebbe essere – anzi sarà - un sms. Qualcosa del tipo: Ciaooooo! O sentito il teste. Mi a detto ke kelle terre li possette per kelli anni parte Santi Benedikti. TVTB, amen.
Complimenti vivissimi a tutti.
Lisander
oddio, sto delirando
pardon pardon
ma diciamo che tutto il blog è un taglio, in mezzo a tanti blog scrausi il tuo si nota.
non ti vorrei dare il cordoglio né accollarmi... e neanche essere da te accusato di sgravarti... tuttavia se insegni l'italiano ai giovanotti ne sentirai delle belle (e quindi qualunque peccato tu abbia commesso o commetterai lo starai già scontando).
e mi piace pensarti come il tenente drogo intento a scrutare l'orizzonte in attesa dell'attacco finale che forse non verrà...
"Fratellos Italia's, l'Italia s'è desta..."
le k fanno ribrezzo, ma non sono che un vezzo, come le scarpe a punta o quadrate, o come la frangetta; non che la frivolezza sia garanzia di caducità, ma il saggio non teme il frivolo, come fa invece l'austero (scusatemi, sono in vena di cazzate stasera).
l'omissione delle vocali è interessante, mi fa tornare in mente le lezioni di stenografia (mai materia fu più inutile e divertente), mi ricorda il sogno nel cassetto di imparare l'arabo.
ma non è questo il punto, lo sappiamo tutti.
il punto è che l'italiano, in tantissime parti d'italia, non è mai veramente arrivato. oltre una certa età, mezza sicilia (per fare un esempio) non lo sa parlare, figuriamoci scriverlo!
il fatto che in altre zone sembri andar meglio è una pia illusione: solo i più colti e ricercati dei toscani riescono a parlare un italiano verosimile, gli altri fanno come disse una mia coinquilina di folloni'a: "noi si parla l'italiano vello vero!", per cui solito vuol dire stesso, un muratore alto un metro e ottanta per novanta chili viene chiamato "omino", e alla gente "ni garba" parlare come sei secoli fa.
quanto al congiuntivo, sappiamo tutti che è oggi quello che è sempre stato: un saluto iniziatico, un linguaggio esoterico con cui i cultori dell'italiano si riconoscono tra loro.
dirai: e il cinema? e la televisione? ti rispondo, semplicemente: e l'aradio?
Un plot per uno straordinario "viaggio nel tempo".
guido
Perché in fondo è proprio il contrario. E' la trascrizione legale di un testimone talmente rozzo e incolto da non poter usare una formula fissa latina, per cui lo scrivano dovette rassegnarsi a trascrivere i suoni che più o meno gli uscivano di bocca.
Anche qui, come in mille altri casi, abbiamo lo spettacolo dell'ignoranza che diventa cultura.
E mi fa rabbia che ve l'abbiano insegnato a memoria: come l'indovinello veronese e il "traite fili de puta" (che però sono esempi di latino imbastardito più che di lingua volgare): in realtà sono curiosità, la gente parlava in volgare da secoli e avrebbe continuato per secoli a verbalizzare i passaggi di proprietà in latino. Non c'è nulla di poetico, nulla di interessante, è solo la prima frase che abbiamo trovato, ed è brutta, esattamente come sarà brutta l'ultima che scriveremo, semplicemente perché è più facile scrivere brutte frasi che belle.
E con tutte le belle poesie che ci sono nella lingua italiana, o anche in altre, l'idea che vi abbiano fatto perdere un pomeriggio a studiare la trascrizione di una testimonianza catastale del X secolo mi riempie di rabbia. Non merita di sopravvivere, una lingua che ha insegnanti così.
Che dire? "Italià, TVTB!" :-)
L'impegno spero sarà premiato. Ma il finale sarà quello di tutti: la tomba.
Ma forse chi le usa crede di far prima, anche se non capisco cosa abbia da fare dopo di tanto urgente.
Esempio: il ragazzo di sedici anni che manda l'sms alla ragazza, se anziché scriverle "ciao amo,km stai?io tt bn,m manki1kasino,ma x fortuna dmn usciamo!!" le scrive "Ciao amore, come stai? Io tutto bene anche se mi manchi molto, per fortuna però domani ci vediamo!" perderà poi tanto tempo? Consideriamo anche che le moderne generazioni sono di una velocità estrema sia a scrivere gli sms che a scrivere al computer...
O forse è tutto un fenomeno riconducibile alla moda? Perché chi quantomeno si sforza di scrivere in italiano è un diverso.
e la seconda te la ricordi?
Se pareva boves, alba pratalia arabat, albo versorio tenebat, negro semen seminabat
ce l'hanno fatte imparare a memoria in prima liceo, adesso non va più tanto di moda. dovresti farle imparare a memoria pure tu, gli studienti ti odieranno, ma si riecorderanno di te per tutta la vita!
Certe cose ti entrano nel sangue, e là rimangono fino alla fine dei tempi, eh?
Che guai che fa l'educazione klassica. ;)