Il referendum che Renzi può perdere

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Cosa fare con(tro) Renzi. 

Non prenderei nemmeno la parola, se non avessi maturato l'opinione che la politica sia un'arte molto meno raffinata di quel che vorrebbe essere. Viviamo in un complesso labirinto, vero: ma alla fine le scelte che ci arrivano davanti si presentano sempre in forma di bivi o trivi. Tutta la complessità che ci portiamo dentro alla fine la dobbiamo sacrificare di fronte a scelte secche: di qua o di là? Sinistra o destra? Restiamo fermi, proseguiamo, torniamo indietro? Chi tira una monetina può avere più successo di chi si carica sulle spalle vissuti o ideologie. E quindi anch'io dico la mia: prendetela come la monetina lanciata da un deficiente di passaggio.

Come ho scritto sopra, la prospettiva di un referendum abrogativo non mi esalta. Non ho mai creduto molto nel mezzo referendario - il più delle volte è un boomerang - e non mi piace andare alla carica contro l'artiglieria, mi pare che l'eroismo non riscatti la stupidità. Anche a me piacerebbe abrogare il Jobs Act - e la legge elettorale - e le riforme istituzionali - la buona scuola - insomma, anche a me piacerebbe deporre Renzi e i suoi manipoli, ma non disponendo di un numero di coorti sufficiente anche solo a impensierirlo, non mi resta che la ritirata e la guerriglia. Devo assicurarmi la complicità con le altre tribù che controllano il territorio, anche se non mi piacciono per niente. Devo tendere al nemico un'imboscata nel punto più difficile del percorso. Ci penso da parecchio e un punto del genere mi sembra d'averlo trovato.

Ci vorranno ancora mesi e forse più di un anno, ma prima o poi le riforme costituzionali Renzi-Boschi saranno sottoposte al vaglio dei cittadini, mediante un referendum (a meno che Renzi non si stufi e decida di tornare al voto senza la nuova legge elettorale, ma sarebbe una figuraccia). Attenzione però: non un referendum abrogativo. Confermativo. Che differenza c'è?

Tutta la differenza del mondo. Il referendum confermativo non prevede il quorum del 50%+1. Il referendum confermativo non è una giocata del Sì contro il Banco che vince sempre. Nel referendum confermativo, il Sì e il No se la giocano alla pari. Chi porta più elettori alle urne vince. E che ci vuole, direte voi, Renzi ha la maggioranza...

No. I sondaggi (che sbagliano sempre) lo danno sempre sotto il 40%. Parliamo sempre di dieci milioni di elettori, ma non andranno tutti a votare a un referendum in cui non serve nemmeno il quorum. Da questi inoltre vanno sottratti i suffragi di chi ha votato Renzi alle europee, e forse lo rivoterebbe anche a un ballottaggio contro Salvini o Di Battista, ma non ha nessuna intenzione di votare per le sue riforme. Quelli come me, insomma. Quanti siamo? Impossibile dirlo, ma potremmo essere decisivi.

E poi c'è tutto il composito arco costituzionale antirenziano. C'è Grillo, c'è Berlusconi che quelle riforme le ha scritte ma a questo punto non ha molta convenienza a farle passare. C'è anche Salvini, a cui in realtà un superballottaggio farebbe comodo, ma se il referendum confermativo diventa un referendum su Renzi, non potrà tirarsi indietro. C'è la sinistra-sinistra, c'è Sel, ci sono tutti. Tutti tranne lui e chi crede in lui. Sarà un referendum su di lui, e lui non ha dalla sua il 50% degli italiani: non lo ha mai avuto. Non ha neanche quell'appoggio televisivo che crede di avere: perlomeno se crede di poter litigare sia con Berlusconi sia con l'Usigrai, forse avrà la sorpresa di scoprire che certe ospitate domenicali non sono un atto dovuto. Per non parlare dell'enorme serbatoio dell'astensione, che per qualche irrazionale motivo mi pare più facile recuperare al No che al Sì.

Un referendum abrogativo non lo vinceremo mai, ma un referendum confermativo del genere è alla nostra portata. Non si tratta di andare a letto con Salvini o Grillo o Berlusconi, o perlomeno non si tratta di andarci per sempre: solo per qualche mese, e poi ognuno per la propria strada. Umiliare Renzi sulle riforme non significa cassare il Job Act, né i decreti sulla scuola eccetera eccetera. Ma a quel punto Renzi si troverebbe da solo, e senza quella legge elettorale che avrebbe premiato la sua solitudine. Dovrà venire a patti con qualcuno - qualcuno che esiste davvero, non il Ncd. Berlusconi? Difficile immaginarlo. Ma anche se fosse, a quel punto a sinistra si aprirebbe una prateria. Più plausibilmente, Renzi dovrà cercare alleati a sinistra. Non li troverà gratis. Dovrà concedere cose.

Certo, ci vorranno mesi, forse più di un anno, e intanto il Jobs Act cosa farà? Farà strame dei diritti cosiddetti acquisiti dei lavoratori, se quello era il suo obiettivo. E' da vent'anni che Ichino e co. ce ne cantano le magnifiche sorti e progressive: ora finalmente vedremo se è possibile diventare la Danimarca in tempi brevi. Se non succederà, sarà molto più facile smantellarlo. Se invece avrà creato occupazione, beh, dovremmo essere i primi a rallegrarcene: sarà segno che la crisi è finita. Un sacco di giovani troverà lavoro e rapidamente scoprirà che ha bisogno di più diritti, dopotutto: credo che il demansionamento non piacerà anche a loro. Insomma: ci stracciano lo Statuto dei lavoratori? Ne scriveremo un altro. E' chiaro che nel frattempo avremo perso qualcosa. Ma l'abbiamo già persa, non è che possiamo intestardirci sul promontorio del referendum abrogativo. Una buona ritirata strategica è meglio di mille nobili battaglie perse e Bakalave.

Io perlomeno la penso così.

Ma a questo punto sento fischiarmi le orecchie - sto per essere investito dall'onda d'urto di un'enorme obiezione. Lo so, lo so (continua...)
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