Renzi e il Partito nella Nuvola
30-11-2012, 01:58burocrazy, generazione di fenomeni, internet, Pd, primarie 2012, Renzi, scuolaPermalinkFinché un bel momento si accorge che la polemica sulle regole gli è scappata di mano, e che averla trascinata fino a questo punto sarà controproducente anche per lui, sia che vinca sia che (più probabilmente) perda. Così a due giorni dal voto registra un messaggio pregando, "implorando" i suoi sostenitori di parlar d'altro, "di politica, del futuro del Paese". A parte rimarcare la faccia tosta, quasi ammirevole, di chi avendo esaurito i sassi da gettare s'ingegna all'ultimo momento a nascondere la mano, io vorrei qui provare a spiegare senza troppa polemica perché Renzi non può fare così: non può pretendere che i ragni non pizzichino, che le cicale non cicalino, che i suoi sostenitori non polemizzino sulle regole. La polemica sulle regole non è una cosa semplicemente strumentale, un trucco per attirare l'attenzione. La polemica sulle regole è ormai diventata il messaggio, e riflettendoci un poco non poteva che andare a finire così.
La rissa sulle giustificazioni scritte, sui certificati, sui documenti, non è un incidente che ci ha coinvolti per sbaglio. È il modo in cui si è espressa la vera identità del movimento renziano, che non è la bozza Ichino o la vocazione maggioritaria o la mano tesa agli elettori di centrodestra. Il renzismo è, prima di tutte queste cose, un movimento generazionale, che interpreta la frustrazione di una categoria abbastanza precisa di persone. Hanno quasi tutti meno di 45 anni; alcuni sono professionisti, altri sono precari, ma in ogni caso lavorano tutti. E sul luogo di lavoro si scontrano, tutti i giorni, con gli over 50: che mantengono posizioni di potere, che hanno sempre la maggioranza, che sono troppi, si autolegittimano ma spesso non sanno come si accende il tablet che hanno appena comprato, che non si rassegnano a essere rottamati. Lo zoccolo duro di Renzi è questo, e per quanto cerchi di allargarlo alla fine i suoi ultras sono fatti così; non è un caso il fatto che litighino sulle regole, che vivano la giustificazione scritta come un'umiliazione, che non capiscano come mai l'iscrizione ai registri non si può fare on line. Non è un dettaglio. È qui che passa il fronte della guerra generazionale: carta contro iPad, giustificazione scritta contro moduli on line, file nei seggi contro clic e tag, sedi di partito vecchia maniera contro social network: burocrazia contro internet.
Sono i quasi-nativi digitali. Fin qui internet è stato l'unico ambito che ha dato loro soddisfazioni e riconoscimenti: le rare volte che sono riusciti a convincere i colleghi a snellire una procedura passando dalla carta alla cloud, oppure quella volta che il direttore ha chiesto di loro per risistemare un sito o una banca dati. Internet è l'unico territorio amico, l'unico luogo in cui si sentono più sicuri dei loro avversari: è normale che cerchino di trasferire la battaglia lì, che a tre giorni dalla fine di tutto aprano un sito internet allo scopo di attingere a un enorme bacino di potenziali elettori di Renzi. Non ha importanza che questo bacino esista o no: ricorrere a internet è una reazione istintiva, un riflesso involontario: non c'è problema che la Nuvola non possa risolvere.
La carta, invece, è il nemico. Le code sono sempre lunghissime, estenuanti, retaggi di una civiltà analogica che dev'essere smantellata al più presto e sostituita da qualche software o app altri nomi a caso che ogni tanto effettivamente Renzi pronuncia. Il renzismo non è un'ideologia, è una frustrazione: noi siamo nel 2.0 e ci tocca prendere ordini da gente che va in crisi se la fotocopiatrice è in standby? E adesso cosa vogliono, la giustifica come a scuola? Dobbiamo scrivere? Su dei pezzi di carta? Douglas Coupland si preoccupava che fosse la prima generazione senza Dio; per adesso questo più di tanto non si nota, almeno da noi; si nota più il fatto che sia stata la prima generazione a diventare adulta senza abituarsi a timbrare un cartellino. Mettersi in coda non è semplicemente una rottura: è umiliante.
Ne conosciamo tutti di tipi così. Per esempio io nel mio luogo di lavoro conosco un tizio che ha un problema col registro di carta: non riesce a gestirlo. Proprio non ce la fa, piuttosto di mettere i numerini con la penna nei quadratini si farebbe ore di riunioni, di lezioni, di qualunquecosa. Ce l'ha a morte con la Gelmini, con Profumo, con la Moratti, con tutti quelli che non gli hanno ancora dato il registro elettronico che a sentir lui sarebbe facilissimo da usare, praticamente si riempirebbe da solo. E in effetti lui ce l'ha già una specie di registro elettronico, se lo è fatto per i fatti suoi, lo ha messo nella Nuvola e ci si trova abbastanza bene, ma quello di carta non sa proprio più fisicamente come si riempie, è un'angoscia. Ecco, quel mio collega sotto sotto è un renziano - anche se su tutti i blog scrive in lungo e in largo il contrario.
La rissa sulle giustificazioni scritte, sui certificati, sui documenti, non è un incidente che ci ha coinvolti per sbaglio. È il modo in cui si è espressa la vera identità del movimento renziano, che non è la bozza Ichino o la vocazione maggioritaria o la mano tesa agli elettori di centrodestra. Il renzismo è, prima di tutte queste cose, un movimento generazionale, che interpreta la frustrazione di una categoria abbastanza precisa di persone. Hanno quasi tutti meno di 45 anni; alcuni sono professionisti, altri sono precari, ma in ogni caso lavorano tutti. E sul luogo di lavoro si scontrano, tutti i giorni, con gli over 50: che mantengono posizioni di potere, che hanno sempre la maggioranza, che sono troppi, si autolegittimano ma spesso non sanno come si accende il tablet che hanno appena comprato, che non si rassegnano a essere rottamati. Lo zoccolo duro di Renzi è questo, e per quanto cerchi di allargarlo alla fine i suoi ultras sono fatti così; non è un caso il fatto che litighino sulle regole, che vivano la giustificazione scritta come un'umiliazione, che non capiscano come mai l'iscrizione ai registri non si può fare on line. Non è un dettaglio. È qui che passa il fronte della guerra generazionale: carta contro iPad, giustificazione scritta contro moduli on line, file nei seggi contro clic e tag, sedi di partito vecchia maniera contro social network: burocrazia contro internet.
Sono i quasi-nativi digitali. Fin qui internet è stato l'unico ambito che ha dato loro soddisfazioni e riconoscimenti: le rare volte che sono riusciti a convincere i colleghi a snellire una procedura passando dalla carta alla cloud, oppure quella volta che il direttore ha chiesto di loro per risistemare un sito o una banca dati. Internet è l'unico territorio amico, l'unico luogo in cui si sentono più sicuri dei loro avversari: è normale che cerchino di trasferire la battaglia lì, che a tre giorni dalla fine di tutto aprano un sito internet allo scopo di attingere a un enorme bacino di potenziali elettori di Renzi. Non ha importanza che questo bacino esista o no: ricorrere a internet è una reazione istintiva, un riflesso involontario: non c'è problema che la Nuvola non possa risolvere.
La carta, invece, è il nemico. Le code sono sempre lunghissime, estenuanti, retaggi di una civiltà analogica che dev'essere smantellata al più presto e sostituita da qualche software o app altri nomi a caso che ogni tanto effettivamente Renzi pronuncia. Il renzismo non è un'ideologia, è una frustrazione: noi siamo nel 2.0 e ci tocca prendere ordini da gente che va in crisi se la fotocopiatrice è in standby? E adesso cosa vogliono, la giustifica come a scuola? Dobbiamo scrivere? Su dei pezzi di carta? Douglas Coupland si preoccupava che fosse la prima generazione senza Dio; per adesso questo più di tanto non si nota, almeno da noi; si nota più il fatto che sia stata la prima generazione a diventare adulta senza abituarsi a timbrare un cartellino. Mettersi in coda non è semplicemente una rottura: è umiliante.
Ne conosciamo tutti di tipi così. Per esempio io nel mio luogo di lavoro conosco un tizio che ha un problema col registro di carta: non riesce a gestirlo. Proprio non ce la fa, piuttosto di mettere i numerini con la penna nei quadratini si farebbe ore di riunioni, di lezioni, di qualunquecosa. Ce l'ha a morte con la Gelmini, con Profumo, con la Moratti, con tutti quelli che non gli hanno ancora dato il registro elettronico che a sentir lui sarebbe facilissimo da usare, praticamente si riempirebbe da solo. E in effetti lui ce l'ha già una specie di registro elettronico, se lo è fatto per i fatti suoi, lo ha messo nella Nuvola e ci si trova abbastanza bene, ma quello di carta non sa proprio più fisicamente come si riempie, è un'angoscia. Ecco, quel mio collega sotto sotto è un renziano - anche se su tutti i blog scrive in lungo e in largo il contrario.
E' qui che io vedo il dramma: nell'ideologia che ha portato tanti giovani e meno giovani a negare il clivaggio di classe e di potere leggendolo come scontro generazionale o nord-sud.
Mafalda
A me ad esempio è piaciuto tanto questo scambio verso la fine del faccia a faccia (cito a memoria, non ho rivisto il video, ma non l'ho inventato):
B: "Sei andato a conteggiare quanti giorni sono stato ministro!" (tradotto: Ma hai pettinato la bambola ricciolina?)
R: (mostrando lo smartphone) "C'è la funzione calcolatrice!"
Per conto mio, Baldo sarà sempre meglio della Ruota della Fortuna di Mike. E Miguel Gotor sempre meglio di Gori, forever.
Mafalda
RENZI DA PICCOLO ERA UNO DI QUELLI CHE SE NON LO FACEVANO GIOCARE IN ATTACCO SI PORTAVA VIA IL PALLONE
secondo me ha centrato bene il punto. poi certo se uno ci scrive sopra 200 pagine farà una disamina più approfondita (meno divertente)
la parte divertente del post è senz'altro "sia stata la prima generazione a diventare adulta senza abituarsi a timbrare un cartellino"
sono molte le attività noiose, come appunto lavorare tutti i giorni, scrivere (fa nulla con quante dita) o leggere testi più lunghi di una slide powerpoint, parlare con qualcuno e convincerlo anziché insultarlo, ecc.
poi gli si può spiegare che non per tutti i lavori vale "se quello che due di loro fanno in una giornata io lo faccio in un quarto d'ora"
o vabbe'...
Mi piacerebbe mettere da parte la disputa tra candidati. Vorrei capire se per te ha senso che una volta che si decide di fare primarie aperte, e si presentano 10 mila o 100 mila nuovi elettori al secondo turno - gente che dice "sono del PD" oppure "sono un ex astenuto che ora vuole votare il PD" oppure "sono un ex pidiellino che ora vuole votare PD" - gli si possa dire "tornatevene a casa".
Facciamo finta che le regole le stanno discutendo ora e ancora non le hanno emanate. Qual è la regola giusta, secondo te, per un partito che ha deciso di selezionare il proprio candidato premier con primarie aperte?
Credo che si stiano scontrando due concezioni di partito che non si capiscono, e che in sostanza sono due partiti diversi. Nel delirio delle regole non entro, ma ho la sensazione che il comitato super partes sia stato disertato da una pars che riteneva tatticamente più interessante lamentarsi tutto il tempo. Se l'obiettivo è spaccare tutto, la tattica ha un senso.
giusto per non correre il rischio di essere messo nella lista sbagliata!
Qui sono tutti troppo presi a disputare se siamo tra il primo ed il secondo tempo, o tra i supplementari ed i rigori.
E' un'analisi sociologica che probabilmente centra la minoranza più attiva dei simpatizzanti di Renzi (non certo mia mamma, però, insegnante in pensione che usa facebook ma con enorme fatica e va molto poco oltre quello).
Io però voglio porti una domanda (perchè mi interessa davvero la tua risposta): secondo te è giusta questa cosa della giustificazione e del silenzio dissenso? secondo te è giusto impedire la partecipazione a gente che per qualsiasi motivo non ha partecipato al primo turno e che è oggi è disposta a impegnarsi (simbolicamente, certo) a votare PD alle politiche?
E Renzi primo ministro alle prese con le regole bizantine e frustranti dei rapporti internazionali cosa fa? Compra le pagine dell'economist (pagine di carta!!) per lamentarsi del fatto che la merkel non lo retwitta?
Abbiamo le chiavi per competere (dire la nostra, via) sul mercato globale e siamo otturati e oppressi da una generazione che interagisce con la tastiera del PC solo con l'indice. Se va bene con due. E che ritiene una bieca aggressione del padronato al suo diritto al lavoro se quello che due di loro fanno in una giornata io lo faccio in un quarto d'ora. E quindi io divento una specie di espressione del capitalismo mondiale, perché so usare (ohh...) EXCEL!
Poi questo si declina in Ichino, in progetti, idee, più o meno convincenti. Ma il sentimento, la molla emotiva è questa.
Oppure pensiamo che i contatti con l'alta finanza e i corposi finanziamenti sono arrivati solo per simpatia ...
Sarà il caso che si sia una regolata, questo giamburrasca che vuole rottamare anche i valori nei quali si sostanzia la Sinistra: l'uguaglianza e la lealtà prima di tutto!
Da "chi non ha potuto registrarsi prima può farlo il 29 ed il 30" a "chi sostiene di non aver potuto registrarsi prima può richiedere che il suo triste caso venga esaminato, convinca all'unanimità una commissione, e se per caso la commissione non fa in tempo ad esaminare la sua pratica la consideri respinta". Sono ancora le regole votate. Dopo che qualcuno ha mangiato pesante prima di andare a dormire.