I quattro cappi di Chris Robinson
31-03-2025, 01:34santiPermalink
31 marzo: Beato Bonaventura Tornielli da Forlì (1411-1491)Bonaventura (sbarbato!)
in una volta del duomo di Forlì
In un secolo, il Quattrocento, in cui i predicatori sono le rockstar – le città li aspettano con impazienza, ne celebrano l'arrivo, riempiono le piazze per ascoltarli, a volte li mettono a capo di rivolte popolari – Bonaventura Tornielli è l'esempio classico di divo minore: un personaggio che avrebbe potuto diventare un Savonarola o un Bernardino e se non c'è riuscito forse è perché, al di là di qualche mancata occasione, non aveva voglia di trovarsi al centro di così tanto baccano. Per conquistare le folle non gli mancava il physique du rôle: i contemporanei lo ricordano con una barba corta e rada (da cui il nomignolo fra Barbetta), piccolo, magro e scalzo, come si conveniva ai predicatori più eroici che forse si giovavano del contrasto tra l'apparenza misera e la voce suadente e loquace. Si tratta di figure che tra l'altro potrebbero aver contribuito a mantenere endemico in Europa il virus della peste, perché se capitavano in una città che ne soffriva, subito proponevano di indire un'affollata processione: come avvenne per esempio a Bonaventura a Perugia nel luglio del 1476 (il primo prelato che dà la netta sensazione di aver capito che le processioni possano essere veicoli di contagio è Carlo Borromeo, un secolo dopo).
Bonaventura probabilmente aspirava a una vita ritirata in uno dei conventi del suo ordine, i Servi di Maria: ma in quanto predicatore apostolico il suo mestiere doveva portarlo di città in città e fu in una qualsiasi, Udine, che gli capitò di trovare la morte ormai ottantenne, mentre partecipava a una celebrazione del giovedì santo, il peggior momento dell'anno per chi voglia lasciare il nome su un calendario. Tornielli fu effettivamente considerato un santo dai confratelli, ma ormai il medioevo è finito e la Chiesa non può più consentire che i santi vengano canonizzati così, per acclamazione. Considerato che le notizie viaggiavano ancora a cavallo, la reazione della gerarchia ecclesiastica fu notevolmente tempestiva: sei giorni dopo la morte il vicario generale del patriarcato di Aquileia aveva già inviato un provvedimento di scomunica a chi avesse pubblicamente venerato Bonaventura come santo. I vestiti e i peli della barba, custoditi come reliquie, furono requisiti; i notai che avevano messo per iscritto le testimonianze di miracoli furono costretti a consegnarli al vicario. I frati serviti di Udine intentarono immediatamente un ricorso, e qui forse è il caso di ricordare che i Servi di Maria a questo punto erano un ordine importante, ma non immune da un certo senso di inferiorità: per quanto potessero vantare origini antiche quasi quanto quelle di francescani e domenicani, non potevano vantare fondatori altrettanto illustri, né santi di primo rango sul calendario. Questo forse spiega l'impazienza con la quale avevano cercato di accreditare Bonaventura in paradiso, ma il Patriarcato non la condivideva e addirittura il 12 aprile ordinò di demolire la tomba di Bonaventura, perché sporgendo troppo dal suolo si configurava come monumento. A quel punto ai Servi udinesi non restava che appellarsi alla Santa Sede, e così fecero: dopodiché la questione, che finché era rimasta locale, era stata gestita con estrema urgenza, si insabbiò.
Il ricorso presentato dai Servi era ancora in attesa di esame diciott'anni dopo, quando un notabile veneziano, Andrea Loredan, tendò di sbloccare la situazione annunciando che Bonaventura lo aveva guarito da una grave malattia; Loredan era il luogotenente della Serenissima a Udine, e aveva dunque abbastanza autorità per prelevare i resti di Bonaventura e riportarli con sé a Venezia, dove furono collocati tra le reliquie nella sagrestia di Santa Maria dei Servi, nel sestiere di Cannaregio. Non era ufficialmente un santo, ma veniva custodito tra i santi, e i confratelli ogni giovedì santo recitavano una messa in suo onore. La chiesa fu però distrutta durante il periodo napoleonico: i resti di Bonaventura tornano, dopo qualche tappa intermedia, a Udine, nel santuario delle Grazie. A Roma un processo di beatificazione sarebbe iniziato soltanto nel 1909, per concludersi con esito positivo tre anni più tardi.
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