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Inutili primavere

Tunisi - “Lo vedi questo grande spiazzo? Adesso è vuoto ma in quei giorni di inverno era pieno di gente che chiedeva a gran voce ‘lavoro, libertà e dignità’. Avevamo appena saputo Mohamed Bouazizi si era immolato. Lui era un ambulante, un poveraccio, uno di noi. Non voleva fare l’eroe. Non poteva neppure sapere che dal suo gesto sarebbe scaturito quella rivoluzione che qualcuno ha chiamato la “primavera araba”. Mohamed si è ucciso soltanto perché non ce la faceva più a sostenere la vergogna e il peso della corruzione del regime di Ben Alì”. Siamo a Menzel Bouzaiene, un paesotto nel cuore della Tunisia a 70 chilometri da Sidi Bouzid, la città dove il 4 gennaio del 2011 il giovane ambulante passato alla storia si è dato fuoco.
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Tempo di bilanci

Tunisi, quinto giorno di carovana - Carovanieri in libera uscita, oggi. Chiuso il Social Forum, un ristretto gruppo di attivisti è partito la mattina buon’ora per il sud per riprendere il lavoro nei vari progetti. Il grosso della truppa è rimasto a Tunisi e si è concessa una giornata di riposo. A cinque minuti dal nostro hotel, parte uno scassato trenino che collega Tunisi nord con gli scavi archeologici di Cartagine e il tranquillo villaggio di Sidi Bou con le sue caratteristiche case bianche e azzurre. Il secondo soprattutto, è un luogo spiccatamente turistico ma che vale comunque una visita, incastonato come è in un mare blu cobalto e circondato da colline rivestite di grandi fiori multicolori.
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Villaggi resistenti

Menzel Bouzaiene, ottavo e ultimo giorno di carovana - Per raggiungere Menzel Bouzaiene, la prima città che si è ribellata al regime di Ben Alì, bisogna scendere ancora più a sud. A metà mattinata, lasciamo Sidi Bouzid e il suo sgangherato ostello che definire spartano è dargli eccessivo credito, senza troppi rimpianti. Ricorderemo le due serate trascorse a far assemblea nelle scale comuni perché uscire, come abbiamo già spiegato, ci era stato sconsigliato, le camerate e i piani separati per genere, le estenuanti battaglie con una wifi particolarmente esasperante e gli accesi confronti con gli altri ospiti tunisino dell’ostello.
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Ya Basta in corteo sulle note di Bella Ciao

Tunisi, quarto giorno di carovana - Diciamocelo senza timore: eravamo lo spezzone più bello di tutto il corteo! Tutti serrati dietro due bandiere di Ya Basta! e lo striscione in tre lingue “Diritti, dignità e giustizia sociale nell’euromediterraneo”. Attorno una marea di gente, di slogan, di sigle e di bandiere. Alcune incomprensibili, altre quantomeno discutibili. Come quelle a favore del dittatore siriano Assad, tanto per fare un esempio. Ma anche tante bandiere della Palestina - non a caso oggi è l’anniversario della Giornata della Terra - e tanti striscioni come il nostro che chiedevano pace e libertà nel rispetto dei diritti.
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Quattro chiacchiere al narghilè

Regueb, settimo giorno di carovana - A quaranta chilometri di niente da Sidi Bouzid, si trova il villaggio di Regueb. Uno di quei posti che ci puoi solo capitare o per sbaglio o con Ya Basta! Poco più di 15 mila anime perse nel deserto di una regione in cui la maggior parte della popolazione campa di una semplice agricoltura di sussistenza.
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Chi trova il suo workshop, trova un tesoro!

Tunisi, terzo giorno di carovana - A due anni di distanza dalla cacciata di Ben Alì, i centri nevralgici dalla capitale sono ancora recintati dal filo spinato e guardati a vista dai soldati della Guardia Nazionale col fucile in mano. Ma le tensioni sociali che si respiravano durante la primavera sono oramai un ricordo.
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Da Porto Alegre a Tunisi, dall’Italia alla Tunisia

Tunisi, primo giorno di carovana - Da Porto Alegre a Tunisi, dall’Italia alla Tunisia. Nel nord est tira vento e neve e si prepara una pasqua al gelo. Qui invece è già primavera da un pezzo. La carovana di Ya Basta! è sbarcata questa mattina in quella Tunisia che nel dicembre del 2010 ha aperto la stagione delle rivoluzioni arabe, scacciano Ben Ali e la sua cricca.
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Verso sud

Sidi Bouzid, sesto giorno di carovana - Bastano due ore di autobus per lasciarci alle spalle le verdi colline di Tunisi dipinte di fiori gialli e viola. Man mano che la carovana procede verso sud, del mare blu cobalto rimane solo il ricordo.
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Cosa unisce Messico e Tunisia?

Tunisi, secondo giorno di carovana - Il campus universitario di El Manar è un oceano di tende colorate. “Hanno partecipato più associazioni a questo Social Forum che a quello di Porto Alegre - mi racconta soddisfatto un addetto all’ufficio stampa -. Quante? Più di un migliaio. E altre se ne stanno ancora aggiungendo. Oramai abbiamo esaurito gli spazi a disposizione e agli ultimi arrivati tocca accontentarsi di un pezzo di prato”.
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Révolution et Renouveau. La radio comunitaria di Regueb

Regueb, Tunisia centrale - Il nome esatto è Radio 3 R, dove le R stanno per Rivoluzione e Rinnovamento (Révolution et Renouveau). La terza R sta per Regueb che è un paesotto di poco più di 15 mila anime perso nel deserto, ad una quarantina di chilometri dalla più famosa Sidi Bouzid.
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Liberté et Démocratie


Racconto a più mani di un viaggio dell'associazione Ya Basta! in Tunisia per partecipare al Social Forum nel marzo del 2013, poco dopo una Primavera Araba che stava per essere tradita.

Sono passati poco più di due anni da quando manifestazioni e proteste di grande intensità e forza hanno iniziato a ripetersi con continuità in Nord Africa e in Medioriente, generando dei cambiamenti storici con pochissimi precedenti. A due anni di distanza, le situazioni nei vari Paesi, travolti dalle proteste, sono molto diverse ma vi si notano dei tratti comuni. Le grandi mobilitazioni della ‘primavera araba’ oggi si scontrano con forme politico-istituzionale che vorrebbero chiudere spazi di libertà e di costruzione di un futuro diverso. (Leggi il libro)


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Tunisi blindata

Tunisi, dopo la Primavera Araba - Corruzione, corruzione e ancora corruzione. se chiedete a un tunisino se la rivolta di gennaio sia scoppiata per il pane o per la democrazia, vi risponderà che a rendere insostenibile il regime di Ben alì è stata la piaga di una corruzione diffusa elevata a sistema di governo. e a tesserne le trame investendo tutti i settori della vita pubblica, spiegherà, non era tanto il dittatore quanto la moglie Leila trabelsi che aveva lottizzato l’intero paese tra una decina di famiglie mafiose che imponevano tangenti e governavano più dello stesso governo. «eravamo arrivati al punto», spiega un giovane laureato che durante le sommosse ha inchiodato il suo certificato di laurea a mo’ di protesta sul portone del palazzo di governo «che chi voleva lavorare doveva pagare percentuali fisse. Era un ladrocinio istituzionalizzato».
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Ya Basta in carovana

Tunisi - In questa Tunisi dove la rivoluzione è tutt’altro che finita, una ventina di attivisti di “Ya Basta” provenienti da tutta l’Italia si è data appuntamento per portare nel sud del paese, nei campi profughi di Ras Jadir dove sono transitati per lo meno 150mila profughi - che cosa è al confronto Lampedusa? - un grosso carico di medicinali e di attrezzature medi- che. «perché lo facciamo?», spiega Tommaso Cacciari, uno dei portavoce della carovana denominata “Uniti per la libertà”, «innanzitutto per portare per portare solidarietà e aiuto a persone che ne hanno bisogno, ma anche per testimoniare nei fatti che l’Italia non è solo Bossi e Berlusconi». L’avventura dei ragazzi di “Ya basta” che stanno per entra- re in zona di guerra, ai con- fini con la Libia, non è passata indifferente tra l’opinione pubblica tunisina che ha dato loro ampio spazio nelle televisioni, nei media e nel- le radio
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Uniti per la Libertà a Ras Jadir

Campo profughi di Ras Jadir, Tunisia - Quando chiesero a George Lucas perché avesse scelto proprio il paesaggio della provincia di Tataouine, a sud della Tunisia, per ambientarci il primo Guerre Stellari - il pianeta natale di Luke Skywalker infatti si chiama proprio “Tatooine”, americanizzato -, il regista rispose: "Ma non lo avete visto? Sembra di stare in un altro mondo!"
Man mano che la carovana di Uniti per la Libertà, procede verso sud, il morbido paesaggio mediterraneo, lunghi filari di ulivi e di fichi d'india, si allarga in un deserto estraniante di pietre e sabbia, con rari villaggi di pastori e belanti greggi di pecore. Sopra, ci accompagna un cielo azzurro impastellato dall’afa cocente che pare di vederci volare il Millenium Falcon inseguito dalla flotta imperiale. Ma la guerra che si combatte a pochi chilometri da qui, appena dopo il confine con la Libia, è tutt'altro che stellare.
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