Voci dal Sud è la mia rubrica sul sito Melting Pot. Questi gli ultimi editoriali che ho pubblicato

“Notizie dal fronte”. Le migrazioni fanno meno paura ma non tutte vengono raccontate con attenzione

Le migrazioni non fanno più paura. O, quanto meno, ne fanno molta di meno. Ecco quanto emerge dal decimo rapporto stilato dall’Associazione Carta di Roma in collaborazione con l’Osservatorio di Pavia, e presentato oggi pomeriggio al teatro dell’Università eCampus, a Roma.

Ricordiamo che l’associazione fondata nel dicembre 2011 è nata con lo scopo di diffondere nei media italiani i criteri per una corretta informazione sui temi dell’immigrazione in accordo con il codice deontologico dei giornalisti approvato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine (CNOG) e dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI). Uno degli obiettivi dell’associazione è quello di realizzare ogni anno un rapporto che analizza i termini e le narrazioni utilizzate dai nostri media sul tema migratorio, sottolineandone sia le storture che le nuove tendenze.

Significativo il titolo dato a quest’ultimo rapporto: “Notizie dal Fronte”.
Perché “fronte”? Perché – si legge nel comunicato stampa – il dramma della guerra ucraina e dei milioni di rifugiati è centrale nell’agenda delle migrazioni del 2022. Perché il decennio 2013-2022 è caratterizzato da una informazione militante anti-migrazioni, con fazioni che, più che confrontarsi, si scontrano. Perché il lessico bellico caratterizza per tutto il decennio il racconto sulle migrazioni (assedio, invasione, trincea, bomba), costruendo quasi sempre solo narrazioni emergenziali. Perché nell’anno in corso, si torna a evocare frontiere, fisiche e metaforiche, dentro e fuori l’Europa. Ed infine perché le narrazioni si fermano al fronte degli arrivi, abbandonando nell’oblio le vite e le sorti dei migranti appena un’ora dopo il loro arrivo nella nostra Europa.

Ebbene, il decimo rapporto della Carta di Roma individua una inversione di tendenze sul tema migratorio. Per la prima volta, i media hanno registrato un forte calo di attenzione sulla questione. Tanto nei telegiornali di prima serata quanto sulle prime pagine dei quotidiani, le migrazioni hanno ottenuto all’incirca il 14% in meno di spazio rispetto all’anno precedente e oltre il 30% rispetto al biennio 2018-2019.

«Il Covid e la guerra in Ucraina hanno contribuito ad abbassare l’indice di inquietudine nei confronti delle migrazioni – ha commentato il sociologo Ilvo Diamanti intervenuto da remoto alla presentazione del rapporto -. Oramai solo il 3 per cento degli italiani indica i migranti come il principale problema del Paese. Altre paure hanno preso il posto delle migrazioni: le pandemie, la crisi economica, la guerra».

L’arrivo dei profughi ucraini ha in parte stravolto le storture utilizzate per lo più dai partiti “sovranisti” atte a inculcare nella gente timori ed insicurezza per l’arrivo dei migranti da altre rotte, scatenando, al contrario, gare di solidarietà e di sostegno. «La paura e la sfiducia – continua il sociologo – sono importanti argomenti elettorali. Ricordiamoci che i più votano per sfiducia e paura verso un partito avverso che per sostenere la formazione che scelgono. Se prima i rifugiati erano un cardine di questo meccanismo, in questi ultimi anni le cose sono cambiate; il fenomeno delle migrazioni è stato normalizzato per il sopraggiungere di nuove inquietudini ed i migranti non incutono più paura. Questo per certi versi è un bene. Attenzione però a non trasformare la questione in un non – problema. Le migrazioni sono comunque un fenomeno complesso che vanno affrontate con responsabilità e solidarietà».

Tra i tanti ospiti di prestigio intervenuti alla presentazione1, da sottolineare il pensiero del direttore di Avvenire, Marco Tarquinio. «Concordo con quanto afferma Diamanti – ha specificato – ma non nascondiamoci che l’arrivo dei profughi ucraini, se da un lato ha stravolto le narrazioni sovraniste, dall’altro ha evidenziato come i migranti non siano tutti uguali per l’Europa. Ci sono persone nate in Italia che non hanno ancora diritto alla cittadinanza. Profughi fuggiti dall’Ucraina, Paese in cui erano a loro volta profughi, abbandonati fuori dalle frontiere perché senza passaporti ucraini. Tutte storture di un sistema di accoglienza che un giornalista ha il dovere di denunciare e di far conoscere a chi vuole conoscere».

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