Ritorno degli Pseudo-cripto-ebrei
25-06-2010, 15:28contro l'identità, cultura, lingue morte, religioniPermalinkLe radici non esistono
Bobby Wheelock: I feel different from everyone sometimes.
Dr. Josef Mengele: You are infinite different. Infinite superior. You are born of the noblest blood in the world.
Le persone vorrebbero avere radici. Questa è una cosa che non smette di stupirmi. Invece vedo che molti ormai la danno per scontata.
Allora adesso vi spiego cos'è scontato per me: queste radici, che le persone vorrebbero avere, in realtà non esistono. Le persone non hanno mai avuto radici, e mai le avranno. Hanno i piedi, per spostarsi. Sembra banale, evidentemente non lo è. Il discorso delle “radici” è una vecchia metafora. Quanto vecchia? C'è già nella Bibbia. È una metafora efficace e condivisa. Però resta una metafora. Finché ci serve a capire un concetto, bene. Se comincia a ostruire la via dei ragionamenti, è il momento di farla fuori.
Perché appendiamo i crocefissi alle pareti delle scuole? A cosa servono, concretamente? I ragazzi diventano più cristiani? Non sembra. L'occhio di Dio vi si posa più volentieri? Eh, sostenerlo sarebbe idolatria. E allora? È per via delle radici. Alt. Di cosa stiamo parlando?
Perché ci scandalizziamo se alla maturità viene proposto un tema su Mussolini o sulla vita extraterrestre, e troviamo normalissimo che si traduca ancora un pezzettino di Greco antico? Perché insistiamo a privilegiare nelle scuole l'insegnamento delle lingue classiche rispetto alle lingue vive e alle materie scientifiche? È quello che abbiamo fatto, da Gentile fino alla Gelmini. Con risultati che oggi appaiono scarsi. E allora perché insistiamo? Per via delle radici. Alt.
Sono senz'altro una persona strana, ma ogni volta che sento parlare di radici mi vengono in mente gli pseudo-cripto-ebrei del Nuovo Messico. Li scoprii grazie a un vecchio pezzo di Marco D'Eramo sul Manifesto. La storia è un po' complicata, ma in tre righe si tratta di questo: negli anni Ottanta uno storico di origini ebraiche si trasferì a Santa Fé, New Mexico. Qui, senza nemmeno mettersi a cercarle, s'imbatté in una serie di testimonianze che lo convinsero che diverse famiglie del posto erano di origine ebraica sefardita. Probabilmente si trattava di criptoebrei (ebrei che fingevano di essersi convertiti) scappati dall'Inquisizione spagnola ai tempi in cui il Nuovo Messico era la più lontana terra a disposizione, che poi erano restati lì, evitando di mescolarsi troppo coi locali e mantenendo alcune usanze (il sabato, l'astinenza dal maiale). E così nel giro di pochi anni un certo numero di newmexicani si convinsero di essere di origine ebraica, e in molti casi decisero di riprendere le usanze di cui genitori e nonni conservavano soltanto un labilissimo ricordo: si circoncisero, si misero a leggere la Torah, andarono a Gerusalemme in pellegrinaggio... qualche anno dopo passò un altro studioso: guardò meglio e smentì tutto quanto. Non c'erano mai stati tutti questi criptoebrei in New Mexico: non c'era motivo per cui avrebbero dovuto scegliere un luogo lontano dai traffici commerciali, e tutt'altro che snobbato dall'Inquisizione.
E il Sabato? Il maiale? I nomi biblici? Le stelle di David sulle tombe? Quel che restava di una setta protestante che si era infiltrata nel New Mexico nell'Ottocento. Tutto chiaro? No, perché i discendenti degli pseudocriptoebrei si erano convinti di essere ebrei, e riconvertirsi è sempre più difficile. Scoppiò una lunga diatriba, che continua tuttora. Io ogni tanto sono così folle da dare un'occhiata su google. L'ultima cosa interessante che ho trovato è questo articolo, che in sostanza rifiuta di porsi il problema centrale: forse non sapremo mai se i criptoebrei siano mai stati in New Mexico. A questo punto per l'articolista la cosa interessante diventa capire come mai l'ipotesi criptoebraica piace più delle altre: come mai molti abitanti del New Mexico hanno deciso di diventare ebrei appena uno studioso gli ha fatto intravedere la traccia di una radice. Nell'articolo si suggerisce tra l'altro che l'ipotesi criptoebraica 'funzioni' perché si appoggia su una struttura dell'immaginario tutta novecentesca: l'olocausto. Non importa che il paragone tra Inquisizione spagnola e nazismo sia stato smontato dagli storici: i criptoebrei piacciono più dei protestanti perché sono un esempio di ebrei scampati a una persecuzione.
A osservarla dall'alto la cosa rimane buffa: convertirsi all'ebraismo perché forse il tuo bisnonno lo era. Il problema è che noi appendiamo croci e studiamo (fingiamo di studiare) Platone per lo stesso motivo: radici. Questa idea per cui i nostri bisnonni, che da tempo sono cenere e fango, comunque esistono. Comunque ci appartengono. Se fossero vivi probabilmente non riuscirebbero a capirci, né noi capiremmo loro: non importa, abbiamo qualcosa in comune. Ma allora delle due l'una: o si ammette di credete in una qualche forma di trasmigrazione o metempsicosi o aldilà, oppure questo è uno dei classici casi in cui le metafore ci hanno dato alla testa. I nostri bisnonni non esistono più. Quello in cui loro hanno creduto non è poi così rilevante. Un po' di dna, nemmeno tanto.
Eppure ci avvinghiamo a loro. Soprattutto quando diventa evidente che non ci assomigliano nemmeno (Platone, Socrate, Gesù Cristo): meno cose abbiamo in comune, meglio è. Siamo tutti così, specie a una certa età. Ci crediamo tutti diversi, speciali. Aspettiamo tutti che arrivi il profeta o lo studioso che ci dimostri quello che oscuramente intuiamo già: siamo i discendenti di un popolo eletto. Abbiamo un sangue diverso. Siamo di una nobile stirpe. A quel punto molti di noi si ritrovano iscritti a un classico. E si avvinghiano a quel che trovano: Platone, Livio, Orazio. Se dessimo loro per cinque anni soltanto Pinocchio, si attaccherebbero a Pinocchio. Diventerebbero studiosi collodiani appassionati e cerebrali. Citerebbero il sacro testo a memoria, appenderebbero alle pareti icone della Fata Turchina, crederebbero nella resurrezione dei morti perché Pinocchio è pur tornato dalla balena, saluterebbero nei rari interventi del Grillo Parlante la base della sapienza occidentale. Sognerebbero un aldilà dove non saremmo più burattini di legno, ma bambini perbene di vera carne e vero sangue. Si può spremere una radice da qualsiasi cosa.
Ho scritto che la metafora delle radici ha origine nella Bibbia. Il profeta Isaia nel secondo Libro dei Re consola il re Ezechia, che teme il massacro del suo popolo da parte degli Assiri: il massacro magari ci sarà, ma “il rimanente della casa di Giuda che sarà scampato, metterà ancora radici in basso e porterà frutto in alto” (2 Re 19,30). Le radici – se proprio vogliamo parlar metaforico – crescono verso il basso. Tremila anni fa Isaia aveva già capito qualcosa che non ci entra in testa: noi non veniamo dopo le nostre radici o a causa delle nostre radici: le radici sono roba nostra, che spingiamo verso il basso, alla ricerca di nutrimento. Siamo liberi di spingerle dove vogliamo: di sentirci ebrei o protestanti o antichi Greci. Fuor di metafora: siamo liberi di scegliere e coltivare il passato che vogliamo. I bisnonni non hanno nessuna autorità su di noi. Ma i loro spettri, è evidente, mettono ancora molta soggezione.
Bobby Wheelock: I feel different from everyone sometimes.
Dr. Josef Mengele: You are infinite different. Infinite superior. You are born of the noblest blood in the world.
Le persone vorrebbero avere radici. Questa è una cosa che non smette di stupirmi. Invece vedo che molti ormai la danno per scontata.
Allora adesso vi spiego cos'è scontato per me: queste radici, che le persone vorrebbero avere, in realtà non esistono. Le persone non hanno mai avuto radici, e mai le avranno. Hanno i piedi, per spostarsi. Sembra banale, evidentemente non lo è. Il discorso delle “radici” è una vecchia metafora. Quanto vecchia? C'è già nella Bibbia. È una metafora efficace e condivisa. Però resta una metafora. Finché ci serve a capire un concetto, bene. Se comincia a ostruire la via dei ragionamenti, è il momento di farla fuori.
Perché appendiamo i crocefissi alle pareti delle scuole? A cosa servono, concretamente? I ragazzi diventano più cristiani? Non sembra. L'occhio di Dio vi si posa più volentieri? Eh, sostenerlo sarebbe idolatria. E allora? È per via delle radici. Alt. Di cosa stiamo parlando?
Perché ci scandalizziamo se alla maturità viene proposto un tema su Mussolini o sulla vita extraterrestre, e troviamo normalissimo che si traduca ancora un pezzettino di Greco antico? Perché insistiamo a privilegiare nelle scuole l'insegnamento delle lingue classiche rispetto alle lingue vive e alle materie scientifiche? È quello che abbiamo fatto, da Gentile fino alla Gelmini. Con risultati che oggi appaiono scarsi. E allora perché insistiamo? Per via delle radici. Alt.
Sono senz'altro una persona strana, ma ogni volta che sento parlare di radici mi vengono in mente gli pseudo-cripto-ebrei del Nuovo Messico. Li scoprii grazie a un vecchio pezzo di Marco D'Eramo sul Manifesto. La storia è un po' complicata, ma in tre righe si tratta di questo: negli anni Ottanta uno storico di origini ebraiche si trasferì a Santa Fé, New Mexico. Qui, senza nemmeno mettersi a cercarle, s'imbatté in una serie di testimonianze che lo convinsero che diverse famiglie del posto erano di origine ebraica sefardita. Probabilmente si trattava di criptoebrei (ebrei che fingevano di essersi convertiti) scappati dall'Inquisizione spagnola ai tempi in cui il Nuovo Messico era la più lontana terra a disposizione, che poi erano restati lì, evitando di mescolarsi troppo coi locali e mantenendo alcune usanze (il sabato, l'astinenza dal maiale). E così nel giro di pochi anni un certo numero di newmexicani si convinsero di essere di origine ebraica, e in molti casi decisero di riprendere le usanze di cui genitori e nonni conservavano soltanto un labilissimo ricordo: si circoncisero, si misero a leggere la Torah, andarono a Gerusalemme in pellegrinaggio... qualche anno dopo passò un altro studioso: guardò meglio e smentì tutto quanto. Non c'erano mai stati tutti questi criptoebrei in New Mexico: non c'era motivo per cui avrebbero dovuto scegliere un luogo lontano dai traffici commerciali, e tutt'altro che snobbato dall'Inquisizione.
E il Sabato? Il maiale? I nomi biblici? Le stelle di David sulle tombe? Quel che restava di una setta protestante che si era infiltrata nel New Mexico nell'Ottocento. Tutto chiaro? No, perché i discendenti degli pseudocriptoebrei si erano convinti di essere ebrei, e riconvertirsi è sempre più difficile. Scoppiò una lunga diatriba, che continua tuttora. Io ogni tanto sono così folle da dare un'occhiata su google. L'ultima cosa interessante che ho trovato è questo articolo, che in sostanza rifiuta di porsi il problema centrale: forse non sapremo mai se i criptoebrei siano mai stati in New Mexico. A questo punto per l'articolista la cosa interessante diventa capire come mai l'ipotesi criptoebraica piace più delle altre: come mai molti abitanti del New Mexico hanno deciso di diventare ebrei appena uno studioso gli ha fatto intravedere la traccia di una radice. Nell'articolo si suggerisce tra l'altro che l'ipotesi criptoebraica 'funzioni' perché si appoggia su una struttura dell'immaginario tutta novecentesca: l'olocausto. Non importa che il paragone tra Inquisizione spagnola e nazismo sia stato smontato dagli storici: i criptoebrei piacciono più dei protestanti perché sono un esempio di ebrei scampati a una persecuzione.
A osservarla dall'alto la cosa rimane buffa: convertirsi all'ebraismo perché forse il tuo bisnonno lo era. Il problema è che noi appendiamo croci e studiamo (fingiamo di studiare) Platone per lo stesso motivo: radici. Questa idea per cui i nostri bisnonni, che da tempo sono cenere e fango, comunque esistono. Comunque ci appartengono. Se fossero vivi probabilmente non riuscirebbero a capirci, né noi capiremmo loro: non importa, abbiamo qualcosa in comune. Ma allora delle due l'una: o si ammette di credete in una qualche forma di trasmigrazione o metempsicosi o aldilà, oppure questo è uno dei classici casi in cui le metafore ci hanno dato alla testa. I nostri bisnonni non esistono più. Quello in cui loro hanno creduto non è poi così rilevante. Un po' di dna, nemmeno tanto.
Eppure ci avvinghiamo a loro. Soprattutto quando diventa evidente che non ci assomigliano nemmeno (Platone, Socrate, Gesù Cristo): meno cose abbiamo in comune, meglio è. Siamo tutti così, specie a una certa età. Ci crediamo tutti diversi, speciali. Aspettiamo tutti che arrivi il profeta o lo studioso che ci dimostri quello che oscuramente intuiamo già: siamo i discendenti di un popolo eletto. Abbiamo un sangue diverso. Siamo di una nobile stirpe. A quel punto molti di noi si ritrovano iscritti a un classico. E si avvinghiano a quel che trovano: Platone, Livio, Orazio. Se dessimo loro per cinque anni soltanto Pinocchio, si attaccherebbero a Pinocchio. Diventerebbero studiosi collodiani appassionati e cerebrali. Citerebbero il sacro testo a memoria, appenderebbero alle pareti icone della Fata Turchina, crederebbero nella resurrezione dei morti perché Pinocchio è pur tornato dalla balena, saluterebbero nei rari interventi del Grillo Parlante la base della sapienza occidentale. Sognerebbero un aldilà dove non saremmo più burattini di legno, ma bambini perbene di vera carne e vero sangue. Si può spremere una radice da qualsiasi cosa.
Ho scritto che la metafora delle radici ha origine nella Bibbia. Il profeta Isaia nel secondo Libro dei Re consola il re Ezechia, che teme il massacro del suo popolo da parte degli Assiri: il massacro magari ci sarà, ma “il rimanente della casa di Giuda che sarà scampato, metterà ancora radici in basso e porterà frutto in alto” (2 Re 19,30). Le radici – se proprio vogliamo parlar metaforico – crescono verso il basso. Tremila anni fa Isaia aveva già capito qualcosa che non ci entra in testa: noi non veniamo dopo le nostre radici o a causa delle nostre radici: le radici sono roba nostra, che spingiamo verso il basso, alla ricerca di nutrimento. Siamo liberi di spingerle dove vogliamo: di sentirci ebrei o protestanti o antichi Greci. Fuor di metafora: siamo liberi di scegliere e coltivare il passato che vogliamo. I bisnonni non hanno nessuna autorità su di noi. Ma i loro spettri, è evidente, mettono ancora molta soggezione.
Ci sono un paio di vicende storiche che potrebbero smentire non il testo di Marco d'Eramo, ma la tua interpretazione. Vedro' di parlarne quanto prima
Che bello, il tuo blog! Ci sono tante cose sugli ebrei e le loro vittime!
Barbara
Le radici (= il padre) non devono essere un impedimento alla propria realizzazione ed a quella degli altri (= il regno di Dio).
Pika
Puoi dire che tuo nonno è un esempio di vita. Ma se tuo nonno fosse stato un aguzzino nazista saresti comunque libera di rinnegarlo e attingere dall'esempio del nonno antifascista di qualcun altro. Sei libera di metter radici dove ti va.
Barbara
Se il mito è necessario per rinsaldare le “comunità” in modo che non virino in banali gruppi di lavoro, occorre mantenere in evidenza che esso è solamente un artifizio identitario strumentale per un (positivo) controllo sociale. E' un buon modo per tenere presente che esso, in quanto mito artificioso è totalmente umano e pertanto, come qualsivoglia attrezzo o strumento, è soggetto nel tempo ad ossidazione e degradadazione. Insomma può diventare tossico e pericoloso. La mummificazione del mito è pertanto sconsigliabile. Nei casi in cui detta mummificazione viene praticata il mito perde la sua funzione di rinsaldamento della “comunità” ed acquisisce quella (negativa) di instrumentum regni. Gli animali, più prosaicamente, fanno qualcosa di simile marcando il territorio con le proprie urine.
Roberto.
Se le radici che hanno permesso di sopravvivere a uno tzunami devono far morire a causa della siccità cosi sia. Personalmente non credo che sia possibile senza un intervento "umano" che provochi la siccità, come del resto vediamo succedere nel mondo secondo modalità che possono essere anche molto differenti: andiamo infatti dalla privatizzazione dell'acqua che avviene in alcuni angoli del mediterraneo alla pura e semplice chiusura dei rubinetti che succede in altri angoli dello stesso mediterraneo. E sia.
Non conosco le discipline che si studiano alla facoltà di medicina nè tanto meno il programma di studi scelto dal tuo amico israeliano in Italia, so' pero' che le scuole di medicina (leggi filosofie) sono estremamente diverse da Paese a Paese e che si và da scuole che mettono il paziente nella sua totalità di essere umano al centro delle cure fino a quelle in cui l'essere umano perde del tutto questa sua qualifica nel momento in cui diventa un paziente (in entrambi i casi che sia per un raffreddore o un tumore cerebrale all'ultimo stadio): tra questi due estremi una possibilità notevole di casi differenziati e differenti. Nella sua carriera di medico, dovunque la svolga, si troverà, di volta in volta, di fronte alla necessità di scegliere da che parte stare. Quando questa necessità non sarà più accompagnata da ragioni altre che la condizione umana comporta, e quel momento arriverà anche per lui, scoprirà le Sue radici.
Che possiamo tutti noi continuare a sorridere alle stelle
Ogni società ha un mito delle proprie origini, e chiunque voglia costituire una società deve creare un mito delle origini che funzioni (lo sapevano i romani, con il mito di Enea, lo sapevano gli ebrei, con il mito di Abramo, lo sanno i leghisti, con il mito dei celti e di Alberto da Giussano). Poi c'è questo fatto - che fa anche parte del come siamo costruiti - dell'efficacia della parola, per cui parlare di una cosa significa far esistere quella cosa stessa, e quindi parlare dei nostri bisnonni (che mi pare una cosa giusta e nobile, oltre che inevitabile) significa continuare a vivere con le loro immagini, o con i loro idoli, o con i loro fantasmi, a seconda del punto di vista che si preferisce.
Però è vero che le radici, danno sì nutrimento, ma ancorano anche al suolo. E penso che in Italia le radici siano particolarmente ingombranti. Siamo abituati che chiunque debba fare un'esposizione su qualsiasi argomento, dalla legge elettorale alle olive all'ascolana, inizia con una pallosissima introduzione storica ("l'olea europea sativa era conosciuta anche in epoca romana; l’invenzione delle olive ripiene e fritte si data intorno al 1800..." zzz zzz ronf). Un mio amico israeliano venuto a studiare medicina in italia mi diceva "non capisco perchè quando all'università ti insegnano l'anestesia partono sempre da Ippocrate. Quando addormento un paziente non mi interessa sentirmi parte di un'eredità storica che affonda le radici nell'antichità classica, voglio solo sapere come fare esattamente che il paziente resti privo di conoscenza per quanto serve e si risvegli al momento giusto senza conseguenze".
Liberarsi delle radici non credo si possa. Sarebbe bello riuscire a gestirsele queste radici in modo da cercare nutrimento dove c'è e far crescere vigorosa la pianta, e non continaure a gonfiarle dove ormai di acqua ce n'è poca con il rischio di far seccare tutto.
Vi è una tale confusione tra natura ed educazione, tra radici genetiche, culturali ricevuta durante l'infanzia, acquisite ed immaginario collettivo.
Io vi consiglio di dare una scorsa almeno a questo
http://www.amazon.com/Agile-Gene-Nature-Turns-Nurture/dp/006000679X#noop
e poi tornare qui con la mente aperta.
Andrea
"Il problema, caro Leonardo, stà nel fatto che noialtri ci dobbiamo fare forzatamente le canne cattoliche in ogni ambito di questa nostra penisola." In questa frase, elimina tutto a partire dall'aggettivo cattoliche, ed è un commento secondo me perfetto.
Sono senz'altro d'accordo con Vincenzo Cucinotta
Roberto Cesari
Non so perchè credi che io sia arrabbiato, ma questo non è l'aspetto importante. Nel secondo intervento, io chiarisco quale sia il punto di polemica con Leonardo, e mi pare che si tratti di una questione fondamentale, assai di più direi delle questioni del garantire o no le radici.
Leonardo sostiene che noi non abbaimo radici ma gambe. Dal punto di vista anatomico, sarebbe difficile dargli torto. Si direbbe però che noi abitiamo oltre che in un universo fisico, in un universo simbolico, e l'universo simbolico in cui ci ritroviamo non ce lo siamo certo scelti da noi. Questo universo simbolico che c'hanno tramandato inevitabilmente determina le scelte della nostra vita, il che implica, e non mi pare cosa di poco conto, che l'ipotesi liberale che noi siamo esseri liberi e razionali non ha fondamento alcuno, è una gigantesca bufala che ci portiamo dietro e che sta trascinando l'umanità verso il baratro. La cronaca politica quotidiana ci mostra come un patetico buffone che controlla tanta parte del mondo mediatico sia in grado di suscitare consensi in un pubblico istupidito, convintissimo per altro di scegliere tutto nella propria vita e in particolare di votare il buffone di cui dicevo prima. Per argomentare insomma che le radici non vanno difese non mi pare una saggia scelta negarne perfino l'esistenza, tutto qua.
Ciao
"la questione toccata da Leonardo è la retorica conservatrice delle radici. Suggerire infatti che è importante conoscere il passato, anche per liberarsene. Invece siamo vittime della coazione a ripetere." Non potrei essere più d'accordo (purtroppo per noi tutti)
p.s. A Gabriele: davvero le minoranze sono tutelate purchè esistano? Con questo criterio sono tutelati anche i gorilla nello zoo.
(E poi che senso avrebbe tutelare una minoranza se non esiste?)
Il crocifisso non va tolto perchè rende cristiani, ma perchè è la bandierina di una tribù appiccicata allo Stato. Credo che si equivochi troppo spesso tra lo Stato e la Nazione. Lo Stato è un artificio umano, esiste per garantire i diritti dell'uomo. Ogni funzione aggiuntiva è una perversione dello Stato ed un abuso del suo potere; lo Stato non è tenuto a rappresentare alcun gruppo di esseri umani in particolare; per questo non è e non può essere cristiano, ma neppure italiano.
E' come se il presidente fosse tenuto ad indossare la maglia della Juventus: e questo anche se non rende nessuno più juventino di prima.
A parte il fatto che qui si è ampiamente dibattuto sul crocifisso nelle aule, credo che i dubbi di costituzionalità su una norma riguardino solo la norma e la Costituzione, e non i ragionamenti sugli effetti pratici finali della norma stessa (uso? costume? abitudine? radice? boh).
Quanto al plagio, forse il fatto che secondo te la MAGGIORANZA VUOLE il crocifisso lì, be', magari vuol dire che ha funzionato, e anche bene. Al punto che più che di toccare una radice pare di toccare un nervo (dentale) scoperto.
Credo che la libertà culturale che rivendica Leonardo sia riservata alle menti curiose, aperte ed analitiche. E se l'esempio che fa nel penultimo paragrafo ricorda un po' il mito della caverna, proprio il curioso episodio dei crypto-ebrei messicani ricorda che non conta solo ciò che viene insegnato dall'infanzia, ma anche quello che si incontra casualmente poi.
Evidentemente non sempre le radici che ti ritrovi ti stanno bene: magari non sono abbastanza profonde, o magari non sono abbastanza nobili per il nostro ego alla ricerca di una rivelazione che ci consegni spada, scudo, pedigree e una mappa con una bella X sopra.
In fondo è la vita che spaventa; la sua inutilità, la sua corsa verso la morte. Gesù, mica siamo tutti Spinoza.
Le radici danno forse un senso alla vita, ci rimettono in un posticino tra qualcosa che non c'è più e qualcosa che sarà, ci rassicurano e ci affiancano ai modelli che abbiamo scelto o che ci hanno imposto. E possono spingerci a cose orribili, all'odio, all'intolleranza. Ma possono anche essere molto comode, se sei un politico con poche idee e molta faccia a culo o anche un crypto-furbacchione in cerca di una cricca.
Alla fine, le radici sono l'opposto di quello che sembrano: sono stratagemmi superficiali. E certo, vanno difese: soprattutto perché, a scavarci sotto, rivelano sempre cose un po' imbarazzanti.
Il problema è insito nei paradossi del linguaggio, ma svela la mancanza di coerenza tra questo ragionamento e il reale.
E' possibile pensare che qualcuno scelga liberamente solmanete quando deve scegliere qualcosa che non sono i CRITERI stessi della scelta.
Per decidere questi non c'era ancora alcun criterio. Questi sono il frutto della storia che comunemene si chiama RADICE.
Oggi il crocifisso stà appeso perchè è CONDIVISO dal popolo italiano per i più svariati motivi e la maggioranza VUOLE che sia legge.
La democrazia garanteisce le minoranze con attraverso la costituzione. E' anticostituzionale?
Bisognerebbe provare allora che il crocifisso appeso negli ultimo 50 anni ha generato una nazione unicamente credente e cattolica. Così non è (vd. UAAR).
Quindi lo vuole la MAGGIORANZA e gli ultimi 50 anni di storia provano che non c'è plagio psicologico, quindi NON è ANTICOSTITUZIONALE!
Dubitare dell'ovvio non necessariamente porta a smentire l'ovvio.
Il punto per me davvero importante è il negare che ci scegliamo ciò che vogliamo, come diceva leonardo. Ciò è assolutamente falso secondo me, perchè questa libertà così tanto predicata e data per scontata non esiste proprio, e noi siamo piuttosto degli esseri assolutamente condizionabili, in sostanza estremamente conformisti.
Per favore, ci vuole veramente poco, ma poco poco, ma poco, poco, poco.
Un briciolo di attenzione e hai fatto diventare la seconda confessione cristiana al mondo, un branco di satanisti, criptocosi, per di più!
il cristianesimo si divide in tre grandi CONFESSIONI (cattolici, protestanti, ortodossi) e in mille mila DENOMINAZIONI (nome principalmente protestante ma usabile anche in ambito cattolico, tipo le chiese di rito orientale).
Setta è un termine derogatorio che fa subito pensare male.
Sarebbe bello che non si usasse...
Grazie.
Stando così le cose, sembra esserci qualcosa tipico di certi personaggi coeniani (nel senso dei fratelli Coen) nella ricerca scapestrata e grottesca della propria identità.
Forse un po' ci si può ridere sopra.
Ma guarda, e` lineare. I nostri numeri, e tutta la matematica che ne consegue, sono di origine araba, lo sanno anche i sassi. Dobbiamo studiare arabo? E i cinesi? Quanto abbiamo preso da quella cultura negli ultimi 1000 anni? Anche il cinese. Evvvaiiii...
Il "ragionamento del tutto sbagliato" e` solo un modo complicato per dire che le radici altro non sono che una questione di comodo. Punto.
Poi ci sono i furbetti, come spero tu non sia. Insomma, questi furbetti giocano sporco e trasformano, fra le righe, radici in storia. E solo un "pazzo" negherebbe la storia. Quindi, tu che neghi la storia sei un "pazzo". E` un sistema fantastico per aver ragione. Devo dire che oggi pero` mi rode questo uso "furbo" della logica.
Un po' piu` di logica (e magari statistica, cosi` la piantiamo di giocare al l8) a scuola non guasterebbe.
Pronti. Via. A casa.